Hai mai sentito parlare di upcycling? Forse sì e forse no, ma siamo sicuri che sai sicuramente di cosa si tratta. E probabilmente l’hai anche fatto in passato, soprattutto se segui la nostra rubrica dedicata ai progetti fai da te.

Cos’è l’upcycling?

L’upcycling è il riutilizzo di materiali di scarto e degli oggetti che non si utilizzano più, per creare nuovi prodotti, con l’intento di valorizzarli.

Si tratta quindi dei progetti di riciclo creativo, ma anche lavori molto più grandi, come le rivalorizzazioni nel mondo dell’architettura e dell’interior design. Parliamo quindi sia della cassa in legno delle bottiglie di vino utilizzata come fioriera, che dei container riprogettati come mini-abitazioni.

Solitamente si parte da un oggetto anonimo, sfruttando creatività e manualità per darvi maggior valore. Esistono tantissimi account e pagine dedicate: un mondo da scoprire click dopo click!

 

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Quali sono le differenze tra upcycling e recycling?

Per capirlo partiamo dal primo uso di questo termine: era il 1994 e nella rivista di architettura e antichità Salvo, il giornalista Thornton Kay intervistava l’ingegnere Reiner Pilz. Se oggi si parla di  upcycling lo dobbiamo proprio a quest’ultimo.

Recycling, I call it down-cycling. They smash bricks, they smash everything. What we need is up-cycling, where old products are given more value, not less.

È difficile tradurre queste parole in Italiano, perché si basano su giochi di parole. Il termine recycle (riciclare) ha il significato etimologico di “compiere un altro ciclo” (re+cycle). Secondo Pilz riciclare significa iniziare un altro ciclo verso il basso (down-cycle), distruggendo; al contrario quello di cui abbiamo bisogno è un nuovo ciclo verso l’alto (upcycle), nel quale vecchi prodotti aumentano il proprio valore.

Insomma, con il riciclo si distrugge per iniziare da zero qualcos’altro, con l’upcycling si migliora qualcosa di già esistente e in disuso.

I vantaggi dell’upcycling? Per alcuni progetti e prodotti richiede meno energia (degli impianti di riciclaggio), riduce il costo della produzione di nuovi oggetti e pone un freno al sempre più alto consumismo dell’era in cui viviamo.