PALAZZETTI MAGAZINE

Il legno è parte integrante della nostra vita ma non ce ne accorgiamo.

Dietro a quel pezzo di legno che ci aiuta a vivere meglio c’è sempre un albero che è cresciuto grazie al sole, all’acqua e alla terra; albero che viene da un altro luogo, spesso una delle tante foreste presenti nel nostro pianeta. Ma per dirla giusta il legno di quell’albero viene in definitiva dalla nostra atmosfera, perché il carbonio, che è il principale elemento costitutivo del legno, proviene dall’anidride carbonica contenuta nella nostra atmosfera, catturata da quel meraviglioso “pannello fotovoltaico naturale” che è la foglia.

Dietro a quel pezzo di legno c’è ancora tanto altro da scoprire, come il lavoro, l’intelligenza, l’esperienza e le capacità di uomini e donne che sono stati impegnati nella sua trasformazione, per nobilitarlo e farlo arrivare a noi pronto per essere utilizzato.

Il legno non fa parte soltanto della storia del nostro passato (pensiamo ad esempio a Venezia che è nata 1600 anni fa sui pali di legno infissi nel fondo della laguna), ma sarà parte fondamentale del nostro futuro.

Il ruolo del legno nel Green Deal

Il cambiamento climatico in atto è una delle più gravi minacce che si sta abbattendo sul nostro pianeta. Le iniziative e le scelte per combatterlo e, per quanto possibile, mitigarne gli effetti, rappresentano una priorità. Il Green Deal lanciato dall’Unione Europea si pone l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas ad effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Per affrontare questa sfida l’Europa intende investire 1.000 miliardi di euro in 10 anni, per realizzare una serie di obiettivi tra i quali trasformare la nostra economia e le nostre società, guidarle verso una transizione verde per realizzare un sistema energetico più pulito, lavorare in sintonia con la natura, ristrutturare 35 milioni di edifici entro il 2030 per uno stile di vita più ecologico.

In questo ambizioso e strategico programma il legno, i prodotti derivati e la gestione forestale sostenibile dei nostri boschi, entreranno in gioco sia per lo sviluppo atteso nel green building ma anche nell’impulso all’economia circolare e nelle bioenergie sostenibili.

Il legno e i suoi lavorati, dovranno contribuire alla sostituzione delle fonti fossili. Questo prodotto naturale è già di fatto candidato a sostituire cemento armato, plastica, petrolio, gas.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che la base fondamentale, la sola che può garantirci di poter usare ancor meglio questo straordinario e prezioso bene anche per il futuro, sta nel saper gestire e proteggere con cura le nostre foreste.

La gestione delle foreste: un passaggio fondamentale

Una gestione forestale sostenibile è in grado non soltanto di metterci a disposizione nel tempo questa risorsa, ma anche di proteggere la biodiversità, la flora e la fauna presente nei boschi, preservare il paesaggio e assicurare tutte le altre fondamentali funzioni del sistema forestale come l’assorbimento naturale della CO2 e la difesa idrogeologica dei versanti.

Le foreste italiane continuano a crescere: sono raddoppiate negli ultimi 50 anni fino a coprire quasi il 34% del territorio italiano. L’aumento di superficie forestale avanza a ritmi ai più sconosciuti: circa 1.000 metri cubi in più ogni minuto. Ma non è un fenomeno solo tricolore, nell’Unione Europea i boschi crescono di 322.000 ettari all’anno, con un ritmo di un campo di calcio al minuto!

Il bosco cresce non già per effetti di politiche ma per causa dell’abbandono: la crescita in larga parte riguarda superfici un tempo dedicate a pascoli e alla zootecnia di collina e montagna.

Utilizzare bene i prodotti delle nostre foreste non significa rovinarle, ma al contrario valorizzarle.

Sotto questo profilo occorre considerare che il tasso medio globale di prelievo di legname dai nostri boschi è uno dei più bassi d’Europa, pari a 1,5 m3 per ettaro rispetto a 5,6 della Germania, 5,4 della Gran Bretagna, 4 di Spagna e Francia e Portogallo.

In Italia si taglia circa il 24% degli accrescimenti annuali contro una media europea del 56%.

Per far capire meglio questo concetto potremmo paragonare i nostri boschi ad un patrimonio che abbiamo messo in banca con l’impegno a non utilizzare mai il patrimonio, ma solo gli interessi che questo produce.

Ebbene nel nostro paese preleviamo solo il 24% degli interessi, cioè gli accrescimenti, mantenendo intatto il capitale delle nostre foreste.

Ecco quindi che la sfida più grande è di saper coglierne la complessità, le interconnessioni, il valore. Non basterà saper produrre dei bei mobili, delle case in legno, ottime stufe, splendidi pavimenti e serramenti, ma occuparci seriamente di un’intera filiera che parte dalla foresta certificata e che arriva al prodotto qualificato, sia esso un edificio, uno strumento, un libro, insomma un legno da vivere. Non possiamo altresì sottovalutare la portata della crisi energetica che abbiamo di fronte e valutare con attenzione gli strumenti che abbiamo a disposizione per contenerne gli effetti negativi.

In pochi lo sanno, ma i dati ufficiali confermano che le biomasse legnose per il riscaldamento domestico sono in assoluto la principale fonte di energia rinnovabile nel nostro paese ma questo primato si affianca ad un’ulteriore qualità oggi più che mai importante: riscaldarsi con legna e pellet è il modo in assoluto più conveniente ed in equilibrio con l’ecosistema in cui viviamo!

Marino Berton, Direttore Generale AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) dal 2001 al 2021

Foto di Joel & Jasmin Førestbird & Kat Closon

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