Mai sentito parlare di economia circolare? Certamente sì!

È un sistema economico intelligente che non spreca, ma riutilizza, rigenera, reintegra (nella biosfera), ponendosi così come un sistema alternativo al classico modello dell’economia lineare. L’economia lineare è roba vecchia, oramai inaccettabile per il nostro mondo (dal punto di vista etico ma anche legislativo), perché utilizza energie non rinnovabili per la produzione di beni che, a fine vita, vengono semplicemente eliminati.

Va da sé che l’economia circolare rappresenta un modello di sostenibilità, ma anche uno spunto per il rilancio economico in grado di favorire territori, imprenditori, attività e di riavvicinare luoghi urbani e persone alla natura e ai suoi cardini..

Ricordiamo che la dipendenza dell’UE-28 dalle importazioni di energia è progressivamente cresciuta e che più della metà dei consumi interni lordi di energia dell’UE-28 è coperta dalle importazioni nette e il tasso di dipendenza ha oltrepassato il 50,0 %. Eppure abbiamo un tesoro in casa: impariamo a farlo fruttare, per ricavare benessere, calore, salute e nuovi progetti sostenibili. Il nostro tesoro si chiama boschi e foreste, che coprono un terzo della superficie nazionale.

Ma, ecco il paradosso: l’Italia è diventata il maggior importatore europeo di legna.

Ricordiamo che secondo le norme europee in vigore, entro il 2020 almeno il 20% di tutta l’energia consumata deve provenire da fonti rinnovabili, quali il sole, la biomassa, l’idroelettrico o l’eolico. Nel 2014 il Consiglio europeo (composto dai capi di stato e di governo di tutti gli stati UE) si è impegnato a innalzare di traguardo da raggiungere al 27% entro il 2030.

È facile a questo punto capire che date le norme europee, data la grande estensione di foreste nel nostro paese, dati gli esempi virtuosi che hanno aperto la strada all’economia circolare del legno (la Svezia per esempio) e dato che riscaldare a legna rappresenta una scelta economica ed ecologica (il ciclo virtuoso della legna non aumenta il CO2 in atmosfera), dato tutto questo, impegnarsi è un imperativo.

Ci vuole consapevolezza da parte di tutti e condivisione forte degli obbiettivi.

Continuiamo a parlarne.